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Iperico "l'erba di San Giovanni"

23/06/2021

La pianta dell'iperico

 

Etimologia del nome

L'origine di questa pianta, hypericum perforatum, è incerta e varie sono le ipotesi al riguardo. Alcuni fanno derivare il nome del genere dal greco hyper: sopra e ereike: erica, con il significato di pianta che cresce tra le eriche. Più certa è la derivazione di quello della specie, perforatum, che fa riferimento alla particolare disposizione delle ghiandole traslucide presenti sulle foglie, che si presentano a chi le osserva come punteggiature trasparenti, e conferiscono alla foglia un aspetto bucherellato.

Molti sono i nomi popolari attribuiti al iperico nelle varie regioni italiane: erba di San Giovanni, Pilastro, cacciadiavoli, pelico, perforata, erba dell'olio rosso, mille buchi.

La denominazione erba di San Giovanni è comune anche in altri paesi europei. Con l'avvento della cristianità, infatti, tutti i riti Pagani del solstizio d'estate assunsero un nuovo nome dai festeggiamenti di San Giovanni Battista, e l'iperico, che fiorisce e si raccoglie in quel periodo dell'anno ha preso il nome di erba di San Giovanni.

 

Proprietà medicinali dell'iperico

 

L'iperico era una pianta già nota agli antichi greci e romani. Le sue proprietà medicinali sono state descritte da Dioscoride e Galeno. Dioscoride ne trattava quattro specie di iperico e le raccomandava per la sciatica e come rimedio per le scottature. Ne consigliava, inoltre, il decotto di semi per la malaria. Galeno invece lo riteneva un efficace amuleto contro gli incantesimi e le apparizioni. Anche Il naturalista Plinio il Vecchio, nel primo secolo, ne ha descritto l'uso, con il vino, contro il morso dei serpenti e soprattutto per trattare le ustioni; uso quest'ultimo che verrà tramandato nei secoli successivi, tanto da far diventare questa pianta il medicamento di elezione per le scottature. Nel Medioevo l'iperico è stato usato nelle pratiche legate a credenze superstiziose. Questa pianta, che possiede Infatti un aroma resinoso simile a quello dell'incenso, era raccolta in mazzi e bruciata nelle case per allontanare dalle persone e dalle abitazioni demoni e spiriti maligni: l'iperico era popolarmente noto col nome di Fuga daemonorum.

In Europa la medicina Popolare ha utilizzato questa pianta, in periodi alterni, come balsamico e antinfiammatorio dell'apparato bronchiale e urinario, antiemorragico, antiemorroidario e cicatrizzante di ustioni, ulcere e piaghe di diversa natura. Anche la medicina araba ha riconosciuto all'iperico proprietà vulnerarie, in particolar modo su ferite scottature. Il Mattioli, Castore Durante e altri hanno sicuramente contribuito a diffondere la fama della pianta, per uso esterno, in particolare del suo estratto oleoso di cui sono stati forniti metodi di preparazione in due varianti olio semplice e olio composto.

Uso tradizionale dell'iperico

L'iperico è stato tradizionalmente utilizzato nel trattamento delle infezioni catarrali polmonari croniche, dell'asma delle infezioni gastriche e di quelle delle vie urinarie. Ne viene consigliato l'infuso, preparato con 2-3 grammi di sommità fiorite secche per una tazza di acqua bollente, lasciate in infusione per 15 minuti. Si bevono da 2 a 4 tazze al giorno. Antico utilizzo dell'iperico, sulla pelle, come vulnerario in caso di scottature, ulcere e le piaghe, dermatiti e ferite, sotto forma di estratto oleoso in olio d'oliva, oggi riconosciuto anche dalla fitoterapia moderna. Oggi l'iperico viene utilizzato, sotto forma di estratto secco, titolato e standardizzato, quasi esclusivamente per la preparazione di prodotti destinati al trattamento della depressione lieve e moderata.

Iperico ed il trattamento della depressione lieve e moderata. 

La depressione il tono dell'umore è la misura del nostro benessere o malessere interiore, e oscilla sulla base di 4 sentimenti fondamentali: gioia, tristezza, paura, rabbia. Tristezza e sconforto colpiscono tutti di quando in quando, ma le persone depresse si trovano ad affrontare qualcosa di diverso: uno stato di sofferenza psicologica che non accenna a svanire, sproporzionata rispetto all'evento che l'ha determinata, e che persiste oltre il periodo di tempo appropriato. Vorrebbero uscirne, ma non trovano la forza per farlo o per pensare con lucidità. Si parla di depressione, che può essere distinta in lieve, moderata o grave. La depressione lieve comporta un numero esiguo di sintomi è un impatto minimo sulla vita professionale e le relazioni sociali. I sintomi diventano più numerosi e sono accompagnati da una maggiore compromissione delle attività quotidiane nei soggetti affetti da depressione moderata. Nella depressione grave le manifestazioni aumentano, sia in termini di quantità che di gravità, e compromettono durante la vita di tutti i giorni, i rapporti sociali e professionali. Nei casi estremi soggetti non sono più in grado di lavorare neppure provvedere a se stessi. La depressione lieve e moderata, sebbene non sia altrettanto invalidante come la depressione grave, interferisce con la vita sociale e professionale di chi ne soffre, se non curata, può portare a manifestazioni depressive più gravi. La depressione può manifestarsi all'improvviso, senza alcuna ragione apparente, e può essere dovuta a più fattori concomitanti, tra i quali: predisposizione familiare, temperamento, eventi dolorosi: (lutto, divorzio, delusione amorosa, perdita del lavoro per esempio), variazione dei livelli ormonali (prima delle mestruazioni, post-partum, in menopausa), effetti collaterali di alcuni farmaci (anticonvulsivanti, alcuni antipertensivi, benzodiazepine, digitali, beta-bloccanti, corticosteroidi, estrogeni), alcolismo, tossicodipendenza, presenza di patologie gravi (ad esempio pazienti cardiologici). 

Può insorgere a qualsiasi età, più spesso dai 20 ai 40 anni. I sintomi, sia di natura psichica che somatica, si sviluppano gradualmente e in modo differente nei vari individui, tanto che spesso la depressione non viene riconosciuta come tale.

Inoltre, meno di un terzo dei soggetti colpiti chiede aiuto, considerando il proprio problema come una debolezza emotiva personale e non una vera e propria malattia che può essere curata. La depressione può durare anche per periodi lunghi, caratterizzati da tristezza, irritabilità, insicurezza, senso di inadeguatezza e sfiducia, perdita di interesse e di piacere nei confronti di passatempi abituali, stanchezza, astenia, facile affaticabilità,difficoltà di concentrazione, decisione, attenzione e memoria, diminuzione della libido ecc.

I maschi tendono a negare il problema, considerandolo una debolezza, e spesso mascherano la depressione con una maggiore irritabilità: per molti di loro la collera è un sentimento più facile da esprimere rispetto alla tristezza. 

Le donne, che in età adulta hanno una probabilità due- tre volte superiore rispetto agli uomini di sviluppare un disturbo depressivo, tendono ad avere un comportamento più passivo. 

Negli anziani, soprattutto in persone che vivono sole e non lavorano, una sintomatologia, caratterizzata da perdita di memoria e di concentrazione e rallentamento del pensiero, può portare ad una diagnosi errata di demenza.

La depressione coinvolge anche le persone che fanno parte della vita del soggetto depresso, che, inizialmente, possono rispondere offrendo comprensione e sostegno, ma, col passare del tempo, possono spazientirsi e allontanarsi.

La depressione anche se ben curata presenta pericolo di ricadute, per questo è importante cogliere i primi sintomi per affrontarla tempestivamente. Anche il disturbo emotivo stagionale deve essere considerato una sorta di depressione. Molti individui soffrono infatti regolarmente di depressione durante l'inverno, quando le giornate sono più corte e fredde. Si sentono depressi, rallentando i ritmi, dormono e mangiano troppo sono affamati di carboidrati. D'estate invece sono di buonumore, attivi e pieni di energia.

 

Varie ipotesi sono state formulate per spiegare l'insorgenza della depressione. Molto probabilmente essa è l'espressione di molte concause, per cui un'ipotesi non esclude necessariamente l'altra. Quando i neurotrasmettitori a livello del sistema nervoso sono presenti in una concentrazione ottimale, il cervello esprime un comportamento armonico, terminando la sensazione di benessere, di voglia di fare, di speranza. Anche se nella vita si presentano alti e bassi lo stato d'animo generale è comunque di benessere.

La depressione può dipendere da un deficit di neurotrasmettitori ( ipotesi monoaminergica) a livello del sistema nervoso centrale, in particolare serotonina (5- HT), noradrenalina (NORA) e dopamina (DOPA).

Alcuni studi fanno pensare che siano importanti non solo la produzione ed il rilascio di monoamine, ma anche la sensibilità dei recettori e la trasduzione dei segnali di questi neurotrasmettitori.

Altra ipotesi è quella neuroendocrina, in base alla quale la depressione potrebbe in parte dipendere da un cattivo funzionamento del circuito ipotalamo- ipofisi-surrene, coinvolto nella risposta allo stress, con aumento di fattore rilasciante l'ormone corticotropo (CRH), di ormone adrenocorticotropo (ACTH) e di cortisolo.

Questo circuito interessa anche la funzionalità del sistema immunitario, la cui efficienza viene inibita. 

 

Il trattamento farmacologico della depressione

La medicina convenzionale tende ad associare farmaci antidepressivi alla psicoterapia, che dovrebbe correggere comportamento, pensieri negativi e modo di relazionarsi con gli altri. Solitamente sono prescritti farmaci SSRI (Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina) come Fluoxetina, Paroxetina, Sertralina, Fluvoxamina, che presentano effetti collaterali di minore entità e generalmente transitori, rispetto gli antidepressivi triciclici, quali Amitriptilina e Imipramina.

Gli IMAO (Inibitori delle Mono Amino Ossidasi), come la Tranilcipromina, rappresentano invece una terapia da scegliere in caso di inefficacia degli altri trattamenti farmacologici. Anche nuovi antidepressivi per esempio Bupropione, Reboxetina, Venlafaxina e Mirtazapina, vengono consigliati per la minor presenza di effetti collaterali e per una loro azione più mirata in base alla sintomatologia del paziente.

 

Chi assume farmaci antidepressivi deve sapere che:

  • I farmaci devono essere presi ogni giorno,

  • Un miglioramento si avrà dopo 2-3 settimane,

  • Gli effetti collaterali tenderanno a ridursi dopo una o più settimane,

  • Il trattamento va iniziato è terminato sempre gradualmente.

  • Il parere del medico è indispensabile prima di sospendere la terapia. 

 

Attività antidepressiva dell'iperico

L' attività antidepressiva dell'iperico può essere attribuita a più gruppi di componenti, tra i quali flavonoidi, acidi fenolici, naftodiantroni e floroglucinoli.

L'estratto della pianta contenente vari principi attivi si è dimostrato, in studi clinici, più efficace rispetto ai singoli componenti isolati. I benefici derivanti dall'assunzione dell'iperico non si manifestano in pochi giorni, è infatti necessario attendere 2-3 settimane, anche perché i posti lipofili sono assorbiti lentamente si accumulano gradualmente fino a raggiungere un livello stabile nel cervello, nella cute e nello stomaco. Vari sono i meccanismi di azione delle iperico ipotizzati, che concorrono a determinare l'effetto antidepressivo globale degli estratti della pianta.

 

Evidenze dell'efficacia dell'iperico nel trattamento della depressione lieve e moderata: studi clinici

La maggior parte della documentazione scientifica sulle attività dell'iperico deriva da studi relativi a forme lievi o moderate di depressione. 

L'attività antidepressiva dell'iperico è stata valutata in numerose sperimentazioni cliniche, revisioni sistematiche e metanalisi. La sua efficacia è stata testata sia contro placebo che nei confronti di farmaci di sintesi di uso comune per il trattamento della depressione.

Studi di monitoraggio farmacologico hanno provato l'efficacia e la sicurezza di prodotti standardizzati a base di iperico su 10000 pazienti.

Una recensione del 2005 riporta dati relativi a 37 studi in doppio cieco randomizzati, in cui sono stati utilizzati preparati a base di solo iperico.

I risultati documentano che l'iperico, in soggetti adulti affetti da depressione lieve a moderata, è in grado di migliorare la sintomatologia rispetto al placebo di produrre effetti simili agli antidepressivi di sintesi.

Uno studio in doppio cieco (2006) su 388 pazienti interessati da depressione moderata, condotto utilizzando un estratto standardizzato di iperico, ha dimostrato un'efficacia dell'estratto pari a quella del Citalopram, un antidepressivo di sintesi che inibisce selettivamente la ricaptazione della serotonina (SSRI).

I risultati di uno studio di sorveglianza post-marketing su 101 bambini di età inferiore a 12 anni affetti da depressione lieve-moderata suggeriscono che il trattamento con l'iperico può essere efficace e ben tollerato.

In tutto il mondo disegni di milioni di persone assumono preparati a base di iperico per trattare la depressione lieve e moderata. In Germania dal 1991 al 1996 è stato stimato che circa 3 milioni e 800 mila pazienti sono stati trattati con l'iperico.

I prodotti a base di questa pianta nel registrato alla fine degli anni 90 un volume di vendite è pari a 4 volte quello della fluoxetina, uno dei più noti e venduti antidepressivi (SSRI) di nuova generazione.

 

Dosi di utilizzo dell'iperico e avvertenze

Il Ministero della Salute italiano ha recentemente revisionato (agosto 2009) i limiti di impiego dell'iperico negli integratori.

Le nuove disposizioni prevedono un' assunzione giornaliera di preparati a base di iperico tale che l'apporto di ipericina non superi i 0,7 mg.

Inoltre, negli estratti di iperico utilizzati il rapporto iperforine/ipericina non deve essere superiore a 7.

È reso obbligatorio porre sulla confezione degli integratore alcune avvertenze: se si assumono dei farmaci, prima di utilizzare il prodotto chiedere il parere del medico, perché l'estratto di iperico può interferire sul loro metabolismo, inibendone anche l'attività. L'estratto di iperico è controindicato in età pediatrica e nell'adolescenza.

La commissione e il Ministero della Sanità tedesco, incaricata di raccogliere la documentazione scientifica necessaria per l'autorizzazione di medicamenti vegetali, nel marzo 1990, ha pubblicato l'ultima revisione della scheda sulle iperico, sulla quale è riportato il seguente dosaggio giornaliero consigliato: 2-4 g di droga o 0,2-1 mg di ipericina i totali sotto forma di varie preparazioni.

 

Gravidanza e allattamento: nessun dato è disponibile sull'uomo. In conformità con la prassi medica generale, il prodotto non deve essere utilizzato durante la gravidanza o l'allattamento senza aver prima sentito il parere del medico.








 
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